Spendere per soddisfare i propri bisogni, quelli della propria famiglia, lo facciamo tutti quotidianamente senza quasi accorgercene.
Quello di cui, però, dobbiamo essere consapevoli, è che ci sono esigenze anche nel futuro.
È consigliabile quindi, accantonare qualcosa in prospettiva di un (maggior) consumo futuro o per affrontare eventuali imprevisti o progetti importanti. In poche parole: risparmiare.
E il risparmio può essere destinato all’investimento.
Investire è impiegare parte dei propri risparmi per l’acquisto di strumenti e prodotti finanziari, che ti consentano di mantenere o accrescere la propria ricchezza, per consumarla poi in un futuro più o meno prossimo.

Azioni

Le azioni sono uno strumento di partecipazione alla proprietà di una società. In particolare, un’azione rappresenta la quota minima in cui è diviso il capitale di una particolare tipologia di società (dette per l’appunto società per azioni).
Il valore nominale di ciascuna azione è determinato dallo statuto della società; altrimenti, il titolo deve riportare l’ammontare del capitale e il numero complessivo di azioni emesse. Il valore nominale non coincide necessariamente con il valore di emissione (le azioni possono essere emesse richiedendo una somma superiore al valore nominale), o con il valore di mercato del titolo (determinato dall’incontro tra offerta e domanda sul mercato).
Acquistare azioni può essere un modo per investire i propri risparmi in uno strumento il cui rendimento è variabile in base ai risultati dell’azienda.
Si tratta di titoli di credito, cioè strumenti che incorporano un diritto che può essere facilmente trasferito ad altro soggetto. Le azioni nominative incorporano diritti e obblighi che ricadono nella titolarità della persona intestataria o di chi è in possesso del titolo in un dato momento nel caso di azioni al portatore. Possono essere al portatore le sole azioni di risparmio.
Le azioni ordinarie conferiscono ai titolari uguali diritti, tra cui quello di voto nelle assemblee dei soci. Esistono però anche altre categorie di azioni.
Lo statuto societario può prevedere particolari tipologie di azioni, ognuna caratterizzata da un diverso set di diritti. Ad esempio:

  • azioni privilegiate: attribuiscono particolari privilegi (ulteriori rendimenti in sede di assegnazione dei dividendi o diritto di prelazione nel riparto del patrimonio in caso di liquidazione) ma limitano il diritto di voto alle sole assemblee straordinarie;
  • azioni di risparmio: impediscono partecipazione e voto nelle assemblee della società ma conferiscono determinati vantaggi economici (nella ripartizione di utili e nel rimborso del capitale);
  • azioni di godimento: consentono di concorrere alla ripartizione degli utili che residuano dopo il pagamento alle azioni ordinarie ma non attribuiscono diritto al voto nelle assemblee;
  • azioni con voto maggiorato e plurimo: a parità di valore nominale rispetto alle altre azioni emesse dalla medesima società, conferiscono un maggior numero di voti in sede assembleare.

Le azioni possono inoltre essere:

  • quotate: la negoziazione (acquisto e vendita) dei titoli avviene nel mercato finanziario;
  • non quotate: la negoziazione avviene di solito direttamente con accordi privati tra gli azionisti e questo può renderne più complicati l’acquisto e la vendita.

In Italia le azioni vengono negoziate:

  • sui mercati regolamentati: sotto la gestione di apposite società che adottano un regolamento approvato dalla CONSOB (il principale gestore nel nostro Paese è Borsa Italiana S.p.A.), sono quelli che garantiscono la maggior ampiezza informativa sugli emittenti di azioni;
  • nei sistemi multilaterali di negoziazione (MTF): rispetto ai mercati regolamentati possono essere gestiti anche da soggetti diversi da società di gestione del mercato (banche o SIM per esempio) purché autorizzati;
  • dagli internalizzatori sistematici: banche e altri intermediari abilitati al servizio negoziazione di strumenti finanziari per conto proprio, in esecuzione di ordini da clienti;
  • over-the-counter (OTC): con i propri intermediari finanziari, fuori da ogni mercato.

Essere titolari di azioni significa partecipare al rischio d’impresa della società in cui si è investito. Il rendimento dipenderà dall’andamento dei risultati aziendali.
I costi in senso stretto legati all’investimento in titoli azionari riguardano le commissioni spettanti agli intermediari interessati per le operazioni di acquisto e vendita titoli e la custodia degli stessi in quanto è necessaria l’apertura di un “conto titoli”.
Qualsiasi provento derivante dall’investimento in titoli azionari è soggetto a imposizione fiscale.

Cripto-attività

Le cosiddette valute virtuali (o valute digitali o cripto-attività o criptovalute) sono rappresentazioni digitali di valore, utilizzate come mezzo di scambio o detenute a scopo di investimento, che possono essere trasferite, negoziate o archiviate elettronicamente.
Le cripto-attività non sono da considerare moneta, ma un bene speculativo altamente rischioso.
Quindi sono un oggetto completamente digitale (nascono, vivono e sono custodite elettronicamente), che non ha un controvalore nell’economia reale, a meno che queste valute non siano accettate come mezzo di scambio.
Le banche centrali non controllano la circolazione delle cripto-attività. Il quadro normativo della materia è, tra l’altro, ancora incerto e tutti i rischi di cadere in una truffa restano a carico di chi acquista le valute virtuali.
Le piattaforme di scambio operano in un regime del tutto scollegato dalle norme (e tutele) degli Stati. In questo senso non ci sono costi particolari da aggiungere agli investimenti, o alle transazioni in valuta virtuale, a parte quelli che potrebbero applicare le piattaforme online. Per questo motivo sono utilizzate in modo crescente come sistema per mandare denaro all’estero.
In attesa di una direttiva europea che garantirà controlli e regole specifici, l’Italia ha introdotto – prima fra i paesi europei – alcune regole per chi opera in questo mercato. Coloro che svolgono i compiti di “cambiavalute virtuali”, devono iscriversi a elenchi speciali di agenti in attività finanziarie, e più in generale le piattaforme di acquisto e vendita di cripto-attività devono conformarsi alla disciplina prevista per l’antiriciclaggio.
Le cripto-attività funzionano grazie a una particolare tecnologia chiamata blockchain (o distributed ledger, letteralmente “catena di blocchi”); lo possiamo considerare una sorta di libro mastro, o registro pubblico, nel quale vengono archiviati in modo sicuro, verificabile e permanente le transazioni tra due utenti.
I dati dello scambio sono salvati all’interno di blocchi crittografici (quindi sicuri e anonimi), che consentono di risalire e verificare tutte le transazioni fatte con la valuta virtuale. Questi blocchi cifrati della valuta virtuale, sono generati tramite un algoritmo condiviso da tutta la comunità che usa quella stessa valuta.

Fondi comuni di investimento

I fondi comuni sono strumenti di investimento. Aderendo a un fondo si affidano i propri risparmi a un esperto che li amministra sulla base delle sue competenze e della sua esperienza. Il risparmiatore che aderisce al fondo sottoscrive delle quote che rappresentano parti del patrimonio costituito dall’insieme dei risparmi conferiti al gestore professionale.
Il valore della quota varia nel tempo in base alle performance ottenute dagli investimenti operati dal fondo e al conseguente “valore netto” degli attivi in gestione (conosciuto anche con il suo acronimo inglese NAV, ovvero Net Asset Value). Un regolamento del fondo assicura correttezza e trasparenza ai partecipanti sul suo funzionamento.
La gestione collettiva tramite fondi comuni di investimento è affidata alle società di gestione del risparmio (SGR). La stessa attività di investimento può essere svolta dalle società di investimento a capitale variabile (SICAV) o a capitale fisso (SICAF).
Le modalità di sottoscrizione delle quote sono due:

  • versamento in un’unica soluzione dell’importo, mediante adesione a un piano di investimento del capitale (PIC);
  • versamenti periodici lungo un orizzonte temporale prefissato fino al raggiungimento di un determinato ammontare, mediante adesione a un piano di accumulo del capitale (PAC).

In base agli strumenti in cui investono, i fondi si classificano in:

  • azionari, focalizzati prevalentemente sulle azioni;
  • obbligazionari, focalizzati prevalentemente sulle obbligazioni;
  • bilanciati, operanti in entrambi i comparti precedenti, con percentuali di composizione variabili da fondo a fondo;
  • monetari, operanti nel mercato monetario.

Sulla base delle modalità di sottoscrizione e rimborso, si distinguono i fondi:

  • aperti: in qualsiasi momento è possibile la sottoscrizione delle quote o l’esercizio del diritto al rimborso delle stesse secondo le modalità previste dal fondo;
  • chiusi: si ha diritto alla sottoscrizione delle nuove quote emesse o al rimborso esclusivamente a scadenze predeterminate.

Altra distinzione è quella tra fondi:

  • armonizzati, per i quali la legge comunitaria prevede una serie di vincoli sugli investimenti con l’obiettivo di contenere i rischi e salvaguardare i sottoscrittori (ad esempio in termini di concentrazione su un singolo emittente, investimento in derivati o titoli non quotati nei mercati regolamentati);
  • non armonizzati, sottoposti a regole meno stringenti e quindi con maggiore libertà di investimento del patrimonio raccolto ma potenzialmente anche con maggiore rischio.

È utile ai risparmiatori con poca esperienza che vogliono investire affidandosi alla competenza di esperti.
Aderire a un fondo consente di:

  • affidare i propri risparmi a un gestore professionale che vanta esperienze e competenze specifiche;
  • diversificare, grazie al fatto che il patrimonio del fondo, di cui si sottoscrive una quota, consente di investire in diverse tipologie di titoli.

Altri vantaggi offerti da questa tipologia di investimento sono:

  • la qualità delle informazioni a disposizione dell’investitore;
  • la maggiore liquidità dell’investimento effettuato rispetto a investimenti alternativi (quali ad esempio le obbligazioni non quotate);
  • i diversi presidi di controllo sul patrimonio del fondo da parte della Banca d’Italia e della Consob;
  • il patrimonio del fondo giuridicamente separato da quello del gestore, dunque “protetto” dai creditori di quest’ultimo.

Non esiste alcuna garanzia sul rendimento o sulla restituzione integrale del capitale, tutto dipende dal mercato e dai risultati del fondo e i costi possono incidere in maniera significativa sul rendimento netto del fondo.
I costi consistono in commissioni:

  • di ingresso, a carico dei sottoscrittori della quota;
  • di gestione, legate all’amministrazione del fondo;
  • di performance, calcolate sui risultati raggiunti;
  • di uscita, legate alla vendita della quota.

Qualsiasi provento è soggetto a imposizione fiscale.
L’investitore ha il diritto di credito relativamente al rimborso del valore del fondo a una determinata data. Non ha potere di impartire istruzioni nella gestione del fondo, in quanto competenza esclusiva del gestore.

Titoli di stato

I titoli di Stato sono obbligazioni emesse dai Governi per il finanziamento del proprio Paese e delle sue attività istituzionali. Rappresentano in altre parole un prestito allo Stato da parte dei sottoscrittori.
I titoli di Stato possono essere acquistati sia in asta, cioè al momento dell’emissione (mercato primario), sia sul mercato secondario, dove vengono quotidianamente scambiati. In entrambi i casi, è necessario rivolgersi alla propria banca o a un intermediario finanziario abilitato.
In base al rendimento, i titoli di Stato si distinguono in:

  • titoli a rendimento fisso, per i quali le cedole a scadenza e il prezzo di rimborso sono predeterminati. Il rendimento può derivare: o dallo “scarto di emissione”, ossia la differenza tra il prezzo sottoscritto e quello di rimborso a scadenza; o dall’incasso dell’interesse fisso nel tasso e nella periodicità (la cosiddetta cedola).
  • titoli a rendimento variabile, indicati nella denominazione con la sigla TV, prevedono che la cedola e/o valore di rimborso siano calcolati a una determinata data sulla base di un parametro esterno. Parametro e meccanismo di calcolo, che sono noti al potenziale sottoscrittore, determinano l’indicizzazione del titolo; questa può essere di natura:
    • finanziaria, legata ad esempio al tasso bancario Euribor;
    • valutaria, legata a un determinato tasso di cambio in un dato istante;
    • reale, legata al tasso di inflazione di una determinata area (ad esempio l’Italia o l’eurozona); garantendo quindi una protezione contro l’aumento del livello dei prezzi.

È utile ai Governi, perché i titoli di Stato sono una fonte di finanziamento per il paese e favoriscono investimenti pubblici e ai piccoli risparmiatori, perché hanno la possibilità di impiegare i propri risparmi in uno strumento poco rischioso, che:

  • è in grado di garantire un flusso di reddito certo e se legato a parametri di indicizzazione permette anche forme di protezione (ad esempio del potere di acquisto attraverso il legame con il tasso d’inflazione);
  • è agevolmente liquidabile permettendo di fronteggiare eventuali esigenze finanziarie improvvise e immediate.

I titoli di Stato sono strumenti agevolmente liquidabili grazie agli elevati quantitativi emessi e alle numerose proposte di acquisto e vendita. Hanno quindi il vantaggio di potere essere rivenduti facilmente, prima della scadenza e alle condizioni in quel momento prevalenti sui mercati regolamentati, permettendo così di fronteggiare eventuali esigenze finanziarie improvvise e immediate.
Trattandosi di un credito che il sottoscrittore concede allo Stato, il rischio maggiore è legato al verificarsi di una situazione di insolvenza, da parte dello Stato emittente, nel pagamento degli interessi o del capitale investito (cosiddetto “rischio paese”). Un indice a cui si fa spesso riferimento per le valutazioni di investimento è il rating, un giudizio sintetico sulla solvibilità dell’emittente del titolo assegnato da agenzie specializzate indipendenti.
Il rischio di inflazione (per i titoli con scadenze più remote) e il rischio di cambio (per i titoli in valuta estera) potrebbero avere effetti negativi sul rendimento dell’investimento.
I costi legati all’acquisto di titoli di Stato in asta riguardano le commissioni spettanti agli intermediari per custodia degli stessi (è necessaria l’apertura di un conto titoli). Solo per i BOT sono previste commissioni di collocamento, che variano in base al valore nominale sottoscritto e alla durata del titolo.
L’acquisto sul mercato secondario, invece, comporta la commissione a favore dell’intermediario interessato allo svolgimento dell’operazione (più alta rispetto a quelle pagate in sede di asta).
Qualsiasi forma di reddito generata dai titoli di Stato è sottoposta a imposizione fiscale.

Obbligazioni

L’obbligazione (o bond) è un titolo che conferisce all’investitore che lo compra il diritto a ricevere, alla scadenza definita nel titolo, il rimborso della somma versata e una remunerazione a titolo di interesse (chiamata cedola). Il soggetto emittente, per il quale l’obbligazione rappresenta un debito perché utilizza la somma ricevuta per finanziarsi, può essere:

  • uno Stato (vedi “Titoli di Stato”) o un altro ente pubblico
  • una banca o una società di altro genere (si parla in questo caso di corporate bond)
  • un organismo sovranazionale (si parla in questo caso di supranational bond).

Le obbligazioni possono essere acquistate al momento della prima emissione o in un momento successivo alla loro emissione da chi le ha già acquistate (sul mercato secondario). In quest’ultimo caso l’acquisto avviene al prezzo di mercato.
Esistono diversi tipi di obbligazioni a seconda delle caratteristiche specifiche del titolo.
In base al rendimento, le obbligazioni ordinarie possono essere con cedola:

  • a tasso fisso, che garantisce periodicamente un ammontare di interessi stabilito a priori;
  • a tasso variabile, in cui gli interessi pagati dipendono da indici finanziari (generalmente Libor, Euribor o altri tassi ufficiali), reali (tasso di inflazione) o valutari (tasso di cambio).

Le obbligazioni sono utili agli investitori/risparmiatori che ricercano un rendimento periodico che sia a) maggiore rispetto a un investimento in liquidità o in Titoli di Stato e b) certo nei flussi di cassa, in quanto il rischio – seppur esistente – è comunque più contenuto rispetto, per esempio, all’investimento in azioni.
È utile anche alle società emittenti, perché la collocazione di titoli obbligazionari rappresenta una forma di finanziamento alternativo a quello bancario, permettendo di reperire risorse anche con scadenze prolungate e a tassi di interesse che possono essere più vantaggiosi rispetto ai prestiti bancari.
Le obbligazioni possono essere lo strumento più adatto per preservare il capitale e garantire un rendimento con una certa stabilità. In particolar modo quelle a tasso variabile offrono rendimenti sempre in linea con quelli di mercato.
Occorre però comprenderne bene il funzionamento, le possibilità di rendimento e i rischi. Questi ultimi possono essere legati a:

  • rischio di tasso di interesse, considerato che variazioni dei tassi di interesse comportano variazioni del prezzo dei titoli e quindi la possibilità di perdite se si vuole vendere il titolo prima della scadenza;
  • mancato pagamento degli interessi o mancato rimborso del capitale a scadenza, (rischio di credito o rischio emittente);
  • liquidità del titolo (rischio di liquidità), che si riferisce alla difficoltà di vendere le obbligazioni prima della scadenza, in generale legata alla ridotta dimensione o all’assenza di un mercato secondario del titolo;
  • tasso di cambio dei titoli in valuta estera (rischio di cambio), dovuto alla variabilità del rapporto di cambio con la valuta del proprio Paese.

Le obbligazioni subordinate (o junior) sono titoli il cui rimborso del capitale, in caso di insolvenza dell’emittente, avviene solo successivamente ai creditori ordinari e alle altre obbligazioni (cosiddette senior). A fronte della maggiore rischiosità, al sottoscrittore è garantito un rendimento più alto.
I costi legati all’investimento in titoli obbligazionari riguardano principalmente le commissioni spettanti agli intermediari interessati per le operazioni di acquisto e vendita titoli e la custodia degli stessi in quanto è necessaria l’apertura di un “conto titoli”.
Qualsiasi forma di reddito generata da questi titoli è sottoposta a imposizione fiscale.
Il sottoscrittore di questo strumento di investimento vanta un diritto di credito nei confronti del soggetto emittente relativamente alle cedole maturate periodicamente e al capitale rimborsato a scadenza.
Il valore di una singola azione è legato alle fortune di una singola impresa, quindi detenere azioni di un solo tipo è molto rischioso. Il rischio potrebbe ridursi diversificando, cioè investendo in azioni diverse tra loro
I titoli con tassi particolarmente “appetibili” vanno valutati con molta attenzione in quanto il rendimento cresce con il ridursi dell’affidabilità del soggetto emittente perché, a fronte di maggior rischio assunto, è più alto il compenso richiesto dal creditore.
Per un investimento consapevole bisogna porre attenzione verso i propri reali obiettivi e la propria pianificazione finanziaria. Titoli con scadenze molto lontane a cedola fissa possono infatti subire oscillazioni di prezzo tali da compromettere il rendimento dell’investimento. Inoltre l’effetto dell’inflazione potrebbe influire sul valore delle cedole e del capitale a scadenza. Ancora, bisogna avere presente che le obbligazioni non quotate sono più difficilmente rivendibili prima della scadenza, e quindi non assicurano di poter far fronte a eventuali esigenze finanziarie improvvise e immediate.